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martedì, 02 giugno 2009

No alla Repubblica Italiana! - 14:57

Vili e imbroglioni quelli che festeggiano la festa dei partigiani ( altrimenti nota come festa della repubblica volutamente con la r minuscola ). Questa repubblichetta creata dai comunisti ci ha liberato dai Savoia, dal fascismo e da quello che voltete, ma ci ha riconsegnato la stessa identica italia figlia del sangue e del malaffare, dell'imbroglio e del furto di stato, dello spreco e del malgoverno. Parate militari che esaltano un esercito impotente tranne che per reprimere la vera democrazia ( si vedano i fatti di Reggio di Calabria degli anni 70 e le torture dei presunti portatori di pace italiani inflitte ai Somali durante la missione di pace, con sedie elettriche, fili spinati, proiettili conficcati in modo da causare gravi lesioni e sofferenze ma non la morte ). Non parliamo poi delle tasse sempre più alte, dei petrolieri e dei banchieri orrotti e corruttori che uccidono i lavoratori e sono i veri padroni dell'Italia, della sanità alla sbando, dell'instruzone pubblica ridotta all'osso, di forze dell'ordine inutili e asservite al potente di turno che non sanno e non possono porre rimedio alla criminalità, della magistratura corrotta e dei processi così lenti da entrare nel guinnes dei primati della lentazza mondiale, di un pil in caduta libera, di cisi cicliche che devastano il morale ( si pensi alle canzonette di celentano e di rino gaetano di 30 e 20 anni fa ). No amici, non c'è nulla ma proprio nulla da festeggiare! Napolitano, chi è costui? Uno che si fa chiamare presidente senza averne il diritto, eletto da un agglomerato politio corrotto e sfiduciato sul nascere dall'itera Italia, un ignorante arrogante, uno che se la gode alle nostre spalle spendendo più della Regina d'Inghilterra! I cieli sono solcati da miseri aerei obsoleti e inquinanti che per alcuni sono il vanto di una nazione, infestano l'aria che respiriamo con effluvi tricolore ecc ecc....


Vergogna, solo vergogna di essere italiano, suddito di uno stato non voluto e mai amato, uno stato che mi ha obbligato a prestare il servizio militare e a giurare su qeltricolore macchiato del sangue di molte genti, uno stato che nulla mi ha dato, nè lavoro nè garanzie nè diritti, solo doveri e finti diritti.


A tutto questo non si può assistere senza iatare e prendere parte!


Vergogna grida il mio cuore! Vergogna a tutti coloro che, incravattati come mummie, assisi su scranni purpurei assistono e applaudono al passaggio di quei simboli di odio, sangue e malgoverno!


NO ALLA REPUBBLICA ITALIANA!


 



 



Liberiamoci dalla mieseria! No al tricolore!



Riporto un articlo di Nicola Zitara


Per un comitato di liberazione nazionale sudista





Di Nicola Zitara




Quando un decennio fa venne fuori, quasi per gioco, il fenomeno del neoborbonismo, ne gioí anche chi, all'idea di contestare lo Stato nazionale era approdato vent'anni prima.






Peraltro, se si parte dal rifiuto politico dell'unità sabauda e della successiva unità resistenziale, è inevitabile approdare a una rivalutazione della precedente fase storica in cui il Sud era uno Stato sovrano. E quindi ai Borbone.




A partire da quella prima levata di pizza (piú che di scudi) l'area neoborbonica si è alquanto estesa, cosicché oggi, a voler enumerare i gruppi, le pubblicazioni, gli incontri, le personalità che ad esso si richiamano, ci si trova in imbarazzo.



Niente di minaccioso per il sistema italiano, però, in quanto questi punti d'aggregazione mancano di qualità militare e di qualità progettuale, essendo piú che altro una risentita risposta all'inqualificabile grettezza dei bottegai milanesi, i quali intendono continuare ad avere uno Stato in proprietà, facendone pagare il costo essenzialmente ai meridionali, come è avvenuto nel corso del secolo e piú, in cui l'Italia era un paese essenzialmente agricolo, e le esportazioni meridionali e le rimesse degli emigrati permettevano all'industria parassitaria e alle aristocrazie operaie di Torino e di Milano di vivacchiare meno peggio di chi le reggeva sul suo groppone.




Certo, il neoborbonismo si è alquanto diffuso, ma frantumato com'è tra decine di gruppetti, ognuno dei quali ha un suo capo o leader fornito di pulpito, dal quale predica la sua nostalgia per il bel tempo antico, non approda dove vorrebbe.



Non v'è dubbio che l'opera volta alla riscoperta del nostro passato è fondamentale se vogliamo dare all'identità meridionale una qualificazione diversa dal peperoncino rosso, dal Vesuvio che non fuma piú, dalla mafia, dal delitto d'onore, dalla processione dei battenti di Tarzia, dai galantuomini falsamente liberali ed effettivamente parassiti, dagli orrendi e incomprensibili dialetti che, chi parla un neolatino fortemente influenzato da eredità germaniche, sente come africani, e dalle molte altre cose su cui hanno grandemente e con successo insistito, e insistono tuttora, la letteratura, il cinema, l'etnologia, il giornalismo "nazionale", quello che nasce dalle braghe onte del grande Albertini, la satira autodenigratoria dell'avanspettacolo, in cui tuttora furoreggia un Lino Banfi, e specialmente la speculazione politica, a partire da Camillo Benzo, fino alla canagliesca e impunita arroganza di Gf. Miglio, nonché la falsificazione storiografica, opera di geniale viltà, in cui brilla la sintesi senza analisi di don Benedetto.




L'identità meridionale, che si pone alla fondazione della civiltà occidentale, è nata invece sul mare.



La parte virtuosa della storia napoletana e della storia siciliana sta sul Mare. Sicilia e Sud italiano, entrambi negati come civiltà di Mare dal terragno conquistatore romano (basta leggersi le orazioni contro Verre di Cicerone, che pure era uno dei loro), furono nuovamente negati, nel momento in cui stavano rifiorendo per opera del Mare, dal tetro incalzare del feudalesimo granario e allevatorio dei barbari europei.




E solo un cialtrone della statura di Miglio può fingere d' ignorare che Amalfi, Napoli, Salerno, Bari, Otranto, Messina, libere città-mercato, sono storicamente il momento genetico della civiltà moderna (anche della sua, se non fosse un fetente) che si fonda sull'uomo libero e sullo scambio mercantile.



Il Terzo Meridione è merito consapevole dei Borbone di Napoli.



Difatti con Carlo III arrivò a Napoli l'idea del monarca illuminato, del padrone-servitore della nazione, e con questa, anche l'indipendenza dalla Spagna e dalla Francia fameliche.



I napoletani presero a comportarsi da cittadini di uno Stato nazionale, uomini jure suo, come a quel tempo facevano gli inglesi, i francesi, gli americani, i piemontesi.



Lo stesso non si può purtroppo dire per i siciliani, che lo Stato indipendente non ebbero, e che continuarono a pensarsi come creditori dell'indipendenza nazionale (e l'incapacità dei Borbone di risolvere il problema dell'indipendenza siciliana perse loro, i napoletani e anche i siciliani).



Con i Borbone, pur tra mille difficoltà e i notevoli conflitti tra civiltà della terra e civiltà del mare, i napoletani tornano sulla costa, a navigare.

La tetra alienazione dal mare, che sotto normanni, angioini e spagnoli si spinse fino a consegnare ai genovesi il commercio marittimo napoletano, finí.

Parve per sempre.



Invece l'Italia padana e cavourriana, piagnucolosa propaggine dell'Europa granaria e allevatoria, ci ha nuovamente rinchiusi nelle morsa della terragnetà europea.




Se un giorno il Sud italiano ripartirà come Stato indipendente - di chiunque sia il merito - la sua identità di collettività politica, di nazione, si riaggancerà alla storia interrotta nel 1860.



E il periodo coloniale italiano non sarà considerato in modo dissimile da quello spagnolo.




Detto questo, si è implicitamente detto che il neoborbonismo da solo non produce politica.

Che non basta spargere incenso sull'icona dolorante di Francischiello, perché i meridionali riabbiano la libertà collettiva.



Certamente molto di piú aveva fatto il meridionalismo post-risorgimentale che, pur non spingendosi mai fino all'idea della secessione nazionale e pur rimanendo nel quadro istituzionale italiano (cosa che è stata il motivo del suo sostanziale velleitarismo), additava, spiegava, argomentava le responsabilità, i soprusi dello Stato unitario e delle classi dirigenti italiane.






Tale lavoro va ripreso, perché di fondamentale importanza.






Infatti l'indipendenza meridionale si può invocare solo partendo dalla dimostrazione che il Sud è un paese senza Stato, anzi un paese governato da uno Stato nemico.

Rispetto alla situazione attuale la "bellezza" delle Due Sicilie, non qualificata da un'appendice analitica, progettuale, operativa, non significa niente politicamente.






Il susseguirsi dei fiaschi elettorali di questo o quel produttore di giornaletti ne è la prova provata.






L'unità italiana ha fatto del Sud una macchietta, un popolo cornuto e mazziato, una realtà invivibile, un esercito pluricontinentale del lavoro di riserva, un mondo di disoccupati, di precari, di schiavi del lavoro nero e grigio, una collettività guasta, affollata di delinquenti, di cui solo la parte minore sta all'Ucciardone e a Poggioreale, e per il resto sulle cattedre, nei tribunali, negli ambulatori medici, negli ospedali, nelle botteghe, negli alberghi, nelle banche, nei municipi, negli uffici regionali e provinciali, fra le forze dell'ordine, nei consessi politici, a partire dai piú elevati e nazionali.






Non è l'Italia stronzobossista che deve fare i conti con questo mondo, ma è questo mondo che deve chiedere all'Italia, in primo luogo alle regioni stronzobossiste, cosa ha fatto di noi.






Chi fra noi possiede ancora la forza, la libertà morale, il coraggio delle antiche virtú, la dignità che ebbero i fanti di Francisciello affollatisi intorno a Gaeta, per chiedergli di poter combattere finalmente per Napoli, onde risollevare la bandiera tradita e umiliata da un'aristocrazia militare ribalda e venale, la dignità che ebbero i cosiddetti briganti di sfidare i sanguinari bersaglieri scesi da Cuneo e da Vercelli, chi ha intelligenza politica e un reale desidero di liberà (e non, per caso, il prurito di fare il consigliere comunale e il deputato europeo), allora ripieghi il particolare simbolo, sotterri il distintivo inventato per correre alle elezioni che promettono danari e buoni affari.






Riuniamoci tutti sotto un solo precetto, fondiamo un Comitato Permanente di Liberazione Nazionale, che abbia titolo per guidare l'azione comune.






Non è piú possibile far credito all'Italia e al suo sistema, ambivalente persino in termini di rappresentanza democratica.



Se il capitalismo italiano (o quello europeo) fosse capace di trasformare il Sud, l'avrebbe già fatto. Non avrebbe tenuta inutilizzata per cinquant'anni una massa di dieci milioni di produttori e bloccato nell'improduttività un terzo della nazione italiana.



Se il sistema democratico-parlamentare avesse rappresentato - anzi potuto rappresentare - il Sud, il Sud avrebbe quantomeno il lavoro che non ha, e tutti quei servizi sociali e civili che non ha. Nonostante quel che vanno scrivendo i figlioletti di don Benedetto, dallo sbarco di Marsala all'ingresso dell'Italia nell'Europa della moneta unica, il Sud italiano è stato la vittima (cornuta) di un'accumuzione selvaggia da parte del capitalismo padano, il quale ha distrutto tutto, ha risucchiato tutto, non fermandosio dinanzi a niente, neppure ai narcodollari e alla narcolire.






Non è detto che la liberazione napoletana e siciliana debbano percorrere necessariamente una via militare.



Non è detto che il problema del risarcimento dei danno di guerra e del costo dell'occupazione coloniale debba necessariamente sfociare in un conflitto armato.

Gli italiani del Sud e del Nord inclinano a risolvere le cose pacificamente.

E cosí si spera di fare.






D'altra parte il paese meridionale è ricco di lavoratori moderni, di intellettuali e tecnici preparati, tanto che ne esporta dovunque, di consistenti masse di risparmio, può persino contare sull'aiuto di due altre popolazioni meridionali che vivono fuori del suolo patrio, e se lo volesse potrebbe stracciare e buttare in faccia a Bossi, a Miglio, a Cacciari, a Formigoni, la cambiale idealmente sottoscritta da Garibaldi centoquarant'anni fa e tuttora insoluta.



Al Sud di oggi bastano la libertà di operare e tre anni di tempo per superare in termini di valore aggiunto le piú avanzate regioni centrosettentrionali.






Finiamola però con le parate simil-leghiste e con la fioritura di fiordalisi borbonici sui vessilli.

Come centoquarant'anni fa, i vessilli spiegati potrebbero nascondere il tradimento.






Chi ha vero amor di patria venga avanti con le mani aperte e nette, e dica cosa pensa e cosa è disposto a fare.Il mio nome lo conoscete tutti. Il mio indirizzo è indicato qui stesso.

(zitara1@eleaml.org )






Sono, fra voi, quello che ha cominciato per primo e che ha lottato piú a lungo.



Ho perciò un quasi diritto a dire: finiamola con la pazziella, qualificatevi.



Aspetto la vostra risposta.



Anche da coloro che credono di essere gli unti dei Gigli.

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domenica, 31 maggio 2009

- 10:04


Nella tua sete

la mia sete

nella tua fame

la mia fame

nel tuo sangue

il mio sangue

nella tua vita

la mia vita

A te dedicato

dal mio cuore al tuo

con immenso amore

Il resto te lo dirà

il mio silenzio

intrecciato al tuo

TI AMO


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lunedì, 25 maggio 2009

Rico e il segreto dei Pirati delle tre croci ( Parte prima ) - 22:35


Guardava l’orizzonte il piccolo Rico, per fortuna che c’era il mare ad allontanare la sua mente dalla triste realtà in cui viveva.

Guardava lontano, per ore ed ore poggiato su uno scoglio roso dalla salsedine, guardava soltanto, senza sognare, perché anche i sogni gli erano stati portati via dal tempo e dagli invasori.

Non era nato misero, nemmeno la sua isoletta era misera e vuota quando venne al mondo, anzi era proprio un paradiso, così bello e ricco che nemmeno il miglior scrittore avrebbe potuto descriverlo.

Oh lo ricorda sempre quel triste giorno il povero bimbo, giocava felice immerso nella natura, inseguiva dei conigli nel giardino della sua grande tenuta quando uno scossone da dietro arrestò la sua gioiosa corsa, era la bambinaia, “dobbiamo andare via al più presto signorino” disse, “ perché perché! I conigli signora, non li ritroverò mai più!” fu la sua risposta rotta dai singhiozzi.

 Mai più avrebbe rivisto quelle tenere bestiole, mai più la sua casa, le sue strade, i suoi genitori, la sua vita di un tempo.

Tutto fu subito passato remoto, sepolto, irraggiungibile.

“Arriva l’Eroe, Arriva l’Eroe!”, ricordava bene quelle voci per strada durante la fuga, la bambinaia gli raccontò di un tale, un mercenario al soldo di un re crudele e sanguinario, re di un popolo ancor più crudele e barbaro, in un luogo molto lontano, così diverso dall’isola, un posto freddo, arido, privo di tutto. Voleva la nostra isola questo Eroe, la voleva per darla al suo re come trofeo, e se la prese, coi suoi tesori e le se genti, ne cancellò la storia e la dignità! I più sfortunati fra gli abitanti non rividero più quel mare cristallino e il verde e le dolci colline, solo lunghe distese di ghiaccio, ove notte e giorno furono costretti a lavorare fino alla morte, che spesso sopraggiungeva come un sonno a lungo invocato, calava la neve e cancellava loro e le loro sofferenze dal mondo.

Arrivò proprio da quel mare immenso e placido l’Eroe, con due grandi navi dai nomi insoliti, inusitati e sgradevoli ad udirsi, la Longhbastarden e il Predamonte, portando armi mai viste fino ad allora nell’isola più pacifica del mondo e malattie, odio, terrore, barbarie e morte.

Ma non tutti si arresero, non tutti finirono prigionieri dell’invasore vestito di tre colori.

Alcuni riuscirono a salpare, in viaggio verso Atlantide, con la grande nave Trinitas Maris, con la promessa di tornare e sbaragliare il nemico invasore.

Spiegarono le vele al vento, bianche e azzurre, e nel pennone più alto issarono un vessillo, un teschio nero con tre croci incrociate, da allora divennero pirati, desiderosi di conquistare un solo tesoro, la libertà della propria terra.

Ricco su quello scoglio attendeva di scorgere proprio quel vessillo, era sicuro che presto sarebbero tornati, il cuore cantava e le sirene rispondevano al suo canto infondendogli fiducia, ma questa storia la racconteremo nel prossimo episodio….


 

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domenica, 17 maggio 2009

Speciale Pagliacci - 17:27

Salve cari amici, in occasione del lancio della mia personale tv ( bloghimsta blog tv ), nata per scherzo e per passare un pò il tempo ma anche per inserirvi cose più serie, posto questo mio post sui pagliacci, sulle loro contraddizioni, che poi sono spesso anche le nostre, e sulla loro peculiare capacità di far ridere e di prendere la vita col sorriso anche nei momenti più bui.




Ecco la prima trasmissione della mia tv!



http://www.livestream.com/bloghimistablog






    Io sono un inguaribile ottimista e spesso anche un pò burlone, infatti voglio offrirvi un saggio di questa mia vena giocosa con un paio di componimenti scherzosi scritti in periodi non felicissimi. Adoravo i  pagliacci da piccolo, restavo ad ammirarli ed era  l'unica attrazione che mi interessava al circo, anche per questo ho voluto dedicare loro un post :P Ma bando alle ciance e buona lettura! 







  



Ah, scriver, che fatica!-Che t’han fatto cara amica?



Ier m’han detto: “Di quest’arte sé nemica!”- Eh, che sarà mica?


Una penna decana ha aggiunto: “Per te solo stima umana!”- Avresti preferito ti dicesse puttana?




No, io mi dono a tutti per passione!- Attenta allora, ti lanceranno più d’una maledizione!


Ah, cielo! Che di me abbian compassione!-Ascoltami, vai in pensione e saluti tutti con una genuflessione!




Mai! Anzi tornerò ad imbrattar fogli già stasera!- Brava figlia mia, ne sono fiera!




Certo l’invasor ha sì gran schiera!- Diròtti una preghiera!




Ma dei versi ne farò barriera!- Ben detto, mia penna battagliera!


















Raro Ritratto Da Reo Redatto ( opera scioperata in due atti)  





( Atto  Primo: "Rosso, Bianco, Armandone)  


All'  Anagrafe Appellònmi Armando,





Ratto, Risentito, Rigurgitai Ruttando.


(Messina Mirommi, Maleodorante, Meschina.) 







 ( Atto Secondo: "Scosso, Franco, Coglione")  





Morrò Maledicente, Maldestramente Musicando:




“ Strali di fuoco siano le mie parole,



che ritornino a quel cuore donde fiorì l’amore,  



 lì ti trafiggano, ove più duole.



 Maledetto timore mio, stordito da quel tuo odore,



 Sì giù gettasti ciò ch’avanzava del mio onore,



 donde risalir non si puote, ove più in basso non si suole."



Astio Assicurai Agli Astanti,



Nascendo Nella Notte Novembrina.



Diverrò Docente, Divulgando Dottrina.



Occulterò Ostensori, Ostando Oranti.






Ma ora chiedo a voi, cosa ne pensate dei pagliacci? Siete inguarbili ottimisti come me o pessimisti? 

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mercoledì, 06 maggio 2009

Speciale - 17:20

Carissimi amici, voglio proporre a tutti voi un post speciale interamente dedicato al vino e tutto il fascino checirconda questo dolce nettare :P








“Ultima cena dei poeti laureati”

Mesci,o diva, sulla tavola imbandita
Quel nettare fatale che dà la vita,
che da questo ogni cara astrazione deriva
ed il poeta informa della sua prossima riva.
Un sorso;ecco! Dalla sua tenue onda
Vedi nascere ed ergersi così grande Venere;
Un altro ancora!e scorgi di lontano procedere
Madonna Laura,pallida e bionda.
Giunti così siamo a tal fragore
Ed il vate improvvisa la sua Alcione,
Mentre un vecchio satirico bevitore
si consola col vino,vi si avvolge come ad un maglione.
Ora è calato il torpore
E l’ultimo sguardo spento,
indirizzato ad un piatto d’argento,
Crea quell’infinito che ci incanta per ore.


Questa poesia mi ricorda un episodio molto divertente di tani anni fa, durante il classico pranzo di addio coi prfessori del Liceo. Io e il mitico professore di educazione fisica riuscimmo a fare bere tutti, compresi il prof. di religione ( un prete ) e l'oste. Brindisi a destra e a manca... Finì che vdemmo l'oste scappare di corsa verso il bagno ( hehe ) e il prete raccontare barzellette...




  



"E naufragar m'è amaro in questo mare"

Ah, se non ci fosse stato il mare

ad arrestare quel folle mio vagare,

a donarmi gentilmente quel verso

che non riuscivo a limare,

lì, sotto un cielo terso,

scampato ad un riflusso, perso in un riflesso lunare.

Sdraiato sulla sabbia, alfin mi sono ubriacato,

da un dolce piopiar di stelle cullato,

coccolato dalla bottiglia fino all’ultimo bicchiere versato.

Poi più nulla sono riuscito a ricordare,

fin quando qualcuno ha iniziato a gridare:

"Chiamate l’ambulanza, c’è un uomo da salvare!”




A chi non è mai capitato di prendersi una bella sbronza ? Questa poesia me la ispirò un amico, grande bevitore, che ritrovavamo sempre nei posti più disprati. Una mattina ( dopo il falò della notte precendente ) lo vedemmo uscire da sotto una barca, stonato come una campna. In un'altra occasiane, la proprietaria di casa se lo ritrovò seduto, che dormiva sulla tazza del suo bagno... ( Mai visto uomo toccare certi livelli di basezza haha )











"Non sono un poeta modello"



Non sono un poeta modello,
le mie rime sincere
sanno di vino novello.
Sono pane appena sfornato,
- forse è vero -
Delle volte troppo salato.
Nel cervello come un tarlo,
ti logoro mentre parlo.
All’ultimo passo, lasso, finirai nel fango.
Sono il tuo caino,
nessuno mi tocchi
o finisce in un casino.



Quest'altra mi ricorda un pò il mio caratte sanguigno... beh qui decisamete accentuato per scherzare :P


A voi cosa porta alla mente il vino? Quali situazioni particolari? Vi piace?

A me tanto :P


Dite la vostra!!!
PS:

P.S:
Ecco alcune citazioni:"Nunc bibendumest!" "In vino veritas"

Se qualcuno ne ricorda altre :P:P



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domenica, 03 maggio 2009

Sondaggio, la cittĂ  del futuro sarĂ  compatta e si svilupperĂ  in altezza? - 18:05




Video pubblicato da Bloghimista

Il dibattito ha coinvolto i più importanti studiosi e architetti contemporanei, dopo l'11 settembre è pensabile una città che si sviluppi in altezza e che sia compatta?







Questo progetto si chiama  XSEED4000, ed è opera di architetti giapponesi.




Anche per me bisogna un pò reinvantare la città, renderla più vivibile e compatta, la mia idea comunque si discosta in parte da questo progetto, che comunque ritengo valido in certe sue parti. Magari un giorno riuscirò a disegnare la mia di città ideale, intanto vi faccio vedere questo particolare progetto.











Ma quel che più mi interessa è, voi cosa ne pensate???








 

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giovedì, 30 aprile 2009

TRANS-FUTURISMO 100 LIVE E-BOOK - 15:44

TRANS-FUTURISMO 100 LIVE E-BOOK  I MANIFESTI (FUTURIST EDITIONS ON LINE)


a cura di Roby Guerra Graziano Cecchini Associazione Culturale Ferrara Video&Arte


prefazioni di Riccardo Campa e Paolo Ruffilli



AA.VV- GRAZIANO CECCHINI (ROMA SALEMI) ROBY GUERRA (FERRARA)  RICCARDO CAMPA (MILANO.MANTOVA-CRACOVIA) STEFANO VAJ (MILNAO-PADOVA) SANDRO BATTISTI(ROMA) GIOVANNI DE MATTEO(BOLOGNA) MARCO MILANI(COMO ROVIGO) ANTONIO FIORE-UFAGRA' (ROMA)  BALDO SAVONARI (ROMA) VALERIO ZEKKINI (BOLOGNA) ALESSIO BRUGNOLI (ROMA MILANO) ARMANDO DI CARLO (MESSINA) ANTONIO SACCOCCIO (LATINA) MAURIZIO GANZAROLI (FERRARA) GIOVANNI TUZET (MILANO FERRARA CENTO) LANERTO DONEGA' (FERRARA) RICCARDO ROVERSI (FERRARA) VITALIANO E MARCO TETI (FERRARA CATANZARO) GIOVANNI BALDUCCI (BARI) EMANUELE ROCCHI (PERUGIA)


AZIONE FUTURISTA TRANSUMANISMO CONNETTIVISMO FUTURISMO CONTEMPORANEO FUTURISMO OGGI TERZO FUTURISMO FUTURISMO-POSTCONTEMPORANEO POSTFUTURISMO  TRANSAVVERISMO NETFUTURISMO VIDEOFUTURISMO


* FROM ESTENSE COM QUOTIDIANO ON LINE DI FERRARA  e  SITOWEB TRANSUMANISTI ITALIANI A.I.T.


Prefazione dell'opera affidata ad autorevolissime firme


E-book made in Ferrara coi più bei manifesti futuristi






Dopo l'e-book delle biografie dei futuristi contemporanei, Futurist Editions On Line completa l'operazione editoriale con l'e-book complementare "Trans-Futurismo": i manifesti dei gruppi neofuturisti intervenuti a Futurismo 100 Live di Ferrara. Ovvero Azione Futurista, Connettivisti, Transumanisti, La Voce Futurista, Postcontemporanei, ed anche i più giovani Transavveristi e gli ultimi futuristi ex Futurismo Oggi di Enzo Benedetto, Francesco Grisi e Luigi Tallarico.


Nel nuovo e-book, che si avvale delle prefazioni autorevolissime degli stessi Riccardo Campa e Paolo Ruffilli, sono presenti i manifesti degli stessi Graziano Cecchini Rosso Trevi, il leader indiscusso del Nuovo Futurismo; ancora il promotore futurista ferrarese Roby Guerra, di Alessio Brugnoli e Armando Di Carlo, tra i primi attivi su Internet, dei Connettivisti della new wave italiana di fantascienza (Battisti, Milani e De Matteo); naturalmente dell'ala più scientifica- i Transumanisti futurologi dello stesso Campa e Stefano Vaj - del Futurismo attuale. Inoltre, i manifesti dei futuristi attivi quasi storici come Antonio Fiore Ufagrà, Baldo Savonari (Terzo Futurismo, 1986) lo stesso bolognese Valerio Zekkini, poeta musicista e saggista. Inoltre i giovanissimi Balducci e Rocchi (Transavverismo quasi neodecadenti) ed il primo a promuovere il Futurismo in Rete (2005) ovvero Antonio Saccoccio.


Infine anche il gruppo aperto ferrarese: oltre a Guerra, Vitaliano e Marco Teti di Ferrara Video&Arte (il gruppo che ha rilanciato la Video Art a Ferrara con la rassegna "The Scientist"), gli scrittori postfuturisti Lamberto Donegà, Riccardo Roversi e Maurizio Ganzaroli.


L'e-book segnala il rilancio concreto del futurismo postcentenario stesso: tra Ferrara stessa protagonista con Roma e Salemi del Leader Rosso Trevi, ma pure praticamente tutta Italia con più generazioni di futuristi (noti e meno noti) trasparentemente operativi e interfacciati. Entro il 2010 l'annunciata edizione cartacea.


http://www.estense.com/?module=displaystory&story_id=... 


http://www.transumanisti.it


http://www.myspace.com/edizionifuturiste menu-link diretto E-Book Trans-Futurismo...


http://www.youtube.com/watch?v=R2LipKPLD3A&feature=ch... filmato



Mi raccomando ragazzi, scaricate l'e-book ^^ 


Vi farò sapere quando uscirà la versione cartacea.


A breve uscirà anche una mia raccolta e-book di poesia visiva totale :)) 


Armando

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lunedì, 27 aprile 2009

- 16:57




Si Malattia


senza di te malattia


Sangue agli occhi


Se in questo cuore non rintocchi



Se le mie corde più non tocchi



                                                                  E non tocchi e non tocchi e ritocchi



Sangue agli occhi



Se spegni il sole e poi t’arrocchi



Se al mio t’amo non abbocchi



                                                                           E mi blocchi e mi blocchi e non sblocchi



 No, non ho sbocchi



Che senso ha se poi mi stocchi



Con una spada anche "i ginocchi"



Così gracido ar modo dei ranocchi



E poi ,carponi, t’inseguo come fanno anche li marmocchi



 



Sangue verso



Se in un secondo poi t’ho perso



Che me ne fò d’un cielo terso



Se soffia e spira un vento inverso



Che m’allontana l’universo



                                                                     Toccami l’universo, toccami l’universo, ti prego tocca il mio universo



 Verso perverso



Se a sta canzone faccio il verso



Che senso ha se ha poi riverso



In questo testo il tuo riflesso davvero davvero dal vero diverso



Che senso ha se mi son perso



In questo gioco un po’ perverso


rimango riverso fino a domani, riverso domani riverso riverso

 

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martedì, 21 aprile 2009

Come i Savoia e L'unitĂ  d'Italia continui ad uccidere - 19:18








 








Ecco come a distanza di anni gli invasori Piemontesi e i Savoia continuano a tormentare il centro-sud ( vecchio Regno delle Due Sicilie ) a distanza di anni ed anni.








Non ci sono ma, non ci sono se, è palese che le vittime del terremoto siano ultieriori vittime di quella barbara occupazione militare che causò già allora migliaia di vittime e grandissimo dolore presso il popolo duosiciliano.








Riporto dalla rivista "IL FRIZZO" un passo di un articolo tragicamente premonitore!!








La storia, si sa, viene sempre scritta dai vincitori: per il Regno delle Due Sicilie questa storia è stata sconfessata da molti documenti e testimonianze coeve. Articoli e recensioni – oltre a trasmissioni televisive – atti a far luce sulle innovazioni dei Borbone si susseguono quotidianamente, non ultimo l’articolo apparso sul “Sole 24 Ore” del 14 dicembre 2008 dal titolo: “Se imitassimo i Borboni?”. Avevano suggerito di costruire già nel 1783 con metodi antisismici. Un modello, sventuratamente, presto abbandonato. «Dopo che, nel 1783, durante il terremoto che precedette quello del 1908, le scosse rasero al suolo Messina e Reggio Calabria, i Borboni presero una decisione saggia – racconta Mottana –: suggerirono che le costruzioni fossero fatte con sistema di travi riempite, una specie di metodo antisismico dell’epoca. Ma i messinesi vollero ricostruire i palazzi che fronteggiavano il porto (detti la Palazzata) e lo fecero con le pietre. Nei 50 anni successivi fu dimenticato il sistema di costruzione borbonico… e le nuove case della media borghesia vennero edificate secondo il metodo tradizionale. Queste e la Palazzata crollarono nel sisma di cento anni fa».







Consultando le delibere dell’Università di Lucera – relativamente alla prima metà dell’Ottocento – si scopre ad esempio che la vita socio-economico-culturale della città, anche se indirizzata prevalentemente verso il settore agricolo, non era per niente “arretrata” come vorrebbero invece far credere i tanti detrattori della “Storia Duosiciliana” per storie e fatti analoghi a questa. Come ebbe a dire lo storico irlandese Patrick Keyes O’ Clery «…la Rivoluzione italiana non ha portato al Bel Paese, di cui si è impossessata, la prosperità e il progresso che gli uomini del 1859 e del 1860 avevano promesso, ma al contrario una miseria e una decadenza costanti e generali». I documenti dell’Università lucerina offrono uno spaccato di vita cittadina niente affatto sorprendente: funzionalità e modernità erano d’altronde all’ordine del giorno nelle amministrazioni governative del Regno delle Due Sicilie. Per descrivere i primati di questo Regno ci vorrebbero centinaia di pagine: tra tutti, basti pensare che, nel 1856 a Parigi, veniva assegnato al Regno delle Due Sicilie il premio del “terzo paese al mondo per sviluppo industriale”.







Interventi di vario genere interessano la città di Lucera nella prima metà dell’Ottocento. Con il Governo dei Borbone la città partecipa ai primati del Regno: vengono infatti costruite – oltre a palazzi – tutte le strade interne lastricate in basalto, una spesa non da poco per l’epoca (le stesse, nel corso degli anni, saranno oggetto di particolare cura e pulizia); tutti i luoghi pubblici vengono illuminati; viene installato il telegrafo elettrico, primo esempio in Italia; viene migliorata la Pubblica Istruzione; viene costruito (tra il 1819 e il 1820) il cimitero per l’intera popolazione, uno dei primi esempi in Italia e forse d’Europa; viene costituita la biblioteca comunale, la “Accademia Letteraria” ed il teatro con annessa sala da ballo; rigide norme di controllo assicuravano ai cittadini la qualità dei generi alimentari, tutte le case dovevano essere dotate di servizi igienici e fognatura, vengono erogate le pensioni, un sistema introdotto per la prima volta al mondo nel Regno delle Due Sicilie, ecc…







È praticamente impossibile descrivere in questa sede tutti i provvedimenti adottati in questo periodo. Ci limitiamo ad elencarne alcuni, tra i più significativi, e non sono pochi.[...]"








E ancora dal sito del COmune di Messina cito:








" un terremoto nel 1783 diedero un durissimo colpo alla già molto provata città. Subito dopo il terremoto il governo di Ferdinando IV di Borbone agì con grande determinazione ed efficienza, soprattutto considerati i tempi. Arrivarono soccorsi da tutto il Regno. Per facilitare la ricostruzione, Messina venne esentata per venti anni dalle imposte, le venne accordato il Porto Franco ma soprattutto venne emanata una importante legge antisismica con disposizioni moderne, ancora oggi attuali. "











«…Non vi dico addio, ma a rivederci. Serbatemi intatta la lealtà come eternamente vi serberà gratitudine e amore il vostro Re Francesco» (Roma, 14 febbario 1861) 








   

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lunedì, 13 aprile 2009

I giorni dell'ira... - 17:10

Dedico questo mio post e questa mia giornata alle vittime del terremoto!

Carissimi, questa mia è come un fiore che, in punta di piedi, sottovoce, vi reco. 

Per voi:

Abdija Nurije Airulai Alena Alessandri Carmine Alloggia Silvana Alviani Marco
Andreassi Irma Andreassi Loreto Andreassi Maria Antonella Antonacci Giuseppa Antonini Genny
Antonini Giusy Antonini Maurizio Antonini Stefano Antonucci Maria Assunta Bafile Vittorio
Balassone Silvana Basile Anna Bassi Agata Battista Ines Belfatto Angela
Berardi Achille Berardini Giovanna Bernardi Maria Pia Berti Valentina Bianchi Nicola
Biasini Giovanni Biondi Elisabetta Bobu Darinca Bonanni Anna Bernardina Bortoletti Daniela
Boshti El Sajet Bronico Sara Brunelli Giulio Bruno Berardino Bruno Filippo Maria
Brusco Luisa Calvi Bolognese Angela Calvisi Maria Calvitti Massimo Canu Antonica
Capasso Iolanda Capuano Luciana Carletto Lidia Carli Annamaria Carli Augusto
Carnevale Giulia Carosi Claudia Carpente Giovannino Cavagna Marco Cellini Luigi
Centi Antonio Centi Ludovica Centi Pizzutilli Rocco Centofanti Davide Cepparulo Teresa
Cervo Francesca Chernova Marija Chiarelli Achille Chiavaroli Giuseppe Cialone Katia
Ciancarella Elvezia Cicchetti Adalgisa Cimini Anna Cimorroni Concetta Cini Lorenzo
Cinque Davide Cinque Matteo Ciocca Elena Ciolfi Loris Ciolli Danilo
Cirella Chiarina Ciuffini Dario Ciuffini Nadia Ciuffoletti Fernanda Cocco Anna
Colaianni Ada Emma Colaianni Antonina Colaianni Daniele Colaianni Elisa Colonna Tonino
Compagni Giovanni Cora Alessandra Cora Antonella Corridore Rocco Cosenza Giovanni
Costantini Luigia Cristiani Armando Cruciano Angela Antonia Cupillari Andrea D'amore Osvaldo
D'Andrea Vinicio D'Antonio Giannina D'Ercole Alfredo D'Ercole Simona D'Ignazio Assunta
Dal Brollo Alice Damiani Giovanna De Angelis Jenny De Angelis Lisa De Felice Alexandro
De Felice Antonio De Felice Fabio De Felice Lorenzo De Iulis Luigi De La Cruz Cursina Roberta
De Nuntiis Maria Giuseppa De Paolis Anna Maria De Santis Angelina De Vecchis Panfilo De Vecchis Pasquale
De Vecchis Sara Del Beato Maria Laura Del Beato Marisa Deli Serafina Della Loggia Lorenzo
Di Battista Giuliana Di Battista Martina Benedetta Di Cesare Luca Maria Di Filippo Rosina Di Giacobbe Maria
Di Marco Paolo Di Marco Stefania Di Pasquale Alessia Di Pasquale Alessio Di Silvestre Gabriele
Di Simone Alessio Di Stefano Domenica Di Stefano Odolinda Di Vincenzo Caterina Donati Delfino
Dottore Corrado Elleboro Liliana Enesoiu Adriana Esposito Andrea Esposito Francesco
Fabaro Patrizia Fabi Domenica Ferella Delia Solidea Ferrauto Filippo Fioravanti Claudio
Fiorentini Liliana Fiorenza Elpidio Franco Rosalba Frati Mauran Fusari Luisa
Gasperini Vilma Germinelli Chiara Germinelli Giuseppina Germinelli Micaela Germinelli Rosa
Ghiroceanu Antonio Ioavan Ghiroceanu Laurentiu Costantin Giallonardo Aurelio Giannangeli Riccardo Giannangeli Salvatore
Giannangeli Vincenzo Gioia Piervincenzo Giugno Francesco Giugno Luigi Giustiniani Armando
Grec Kristina Guercioni Alberto Hasani Demal Hasani Refik Husein Hamade
Ianni Franca Iavagnilio Michele Iberis Maria Incoronata Innocenzi Piera Iovine Carmelina
Iovinitti Tommaso Italia Giuseppe Koufolias Vassili Lannutti Ivana Leonetti Maria
Leopardi Lolli Lidia Liberati Vezio Liberati Vincenzo Lippi Giovanna Lippi Giuseppe
Lisi Pasqualina Longhi Laura Lunari Luca Magno Ada Marchione Francesca
Marcotullio Bruno Marcotullio Elide Marcotullio Maria Marotta Carmine Marrone Lina Loreta
Marrone Maria Fina Marrone Maria Gilda Marzolo Giuseppe Massimino Patrizia Mastracci Luana
Mastropietro Luisa Mazzarella Anna Mazzeschi Valeria Miconi Giuseppe Migliarini Roberto
Mignano Maria Civita Milani Francesca Monti Vicentini Erminia Moscardelli Federica Muntean Silviu Daniel
Muzi Liberio Muzi Lucilla Nardis Cesira Pierino Natale Maurizio Negrini Vincenza
Nouzovsky Ondreiy Olivieri Francesca Olivieri Francesco Orlandi Argenis Valentina Pacini Arianna
Palumbo Suor Anna Paolucci Maria Gabriella Papola Arturo Papola Elena Parabok Anna
Parisse Domenico Parisse Domenico Parisse Maria Paola Passamonti Fabiana Andrea Pastorelli Alessandro
Pastorelli Sonia Persichitti Sara Pezzopane Benedetta Pezzopane Iole Pezzopane Susanna Maria Celeste
Pezzopane Tommaso Placentino Ilaria Puglisi Paola Puliti Andrea Rambaldi Ilaria
Ranalletta Rossella Ranieri Oreste Ricci Suor Lucia-Rossina Romano Carmen Romano Elvio
Romano Giustino Romualdo Maurizio Rocco Rosa Antonina Rossi Michela Rossi Valentina
Rotellini Silvana Russo Annamaria Sabatini Serenella Salcuni Martina Salvatore Antonio
Santilli Anna Santosuosso Marco Sbroglia Edvige Scimia Maria Scipione Serena
Sebastiani Lorenzo Semperlotti Maria Grazia Sferra Ernesto Sidoni Emanuele Sidoni Emidio
Silvestrone Vittoria Smargiassi Francesco Spagnoli Assunta Spagnoli Flavia Spagnoli Sandro
Spaziani Claudia Sponta Aurora Strazzella Michele Tagliente Vittorio Tamburro Giuliana
Tamburro Marino Terzini Enza Testa Evandro Testa Ivana Tiberio Noemi
Tomei Paola Troiani Raffaele Turco Giuliana Urbano Maria Valbona Osmani
Valente Mario Vannucci Matteo Vasarelli Giuseppina Vasarelli Vittoria Vecchioni Dante
Verzilli Paolo Visione Daniela Vittorini Federica Zaccagno Armedio Zaninotto Sergio
Zavarella Roberta Zelena Marta Zingari Guido Zugaro Giuseppina

 

Al chiaro di Luna,
fra flutti e spuma,
assiso su una duna,
vecchi ricordi il silenzio raduna.
Mentre evapora, il cuore fuma,
nel medesimo istante la vita si consuma,
cercando, nell’anima, un nome  a quel dolore,
provando a chiamarlo rancore, rumore… ttttRemoreee,
di quel germoglio, fra la polvere, perdendo tutto il sapore.
 
Così l’anima diviene prigione
Ove non s’evade e si paga pigione.
Nel silenzio che rimane cerco Dio,
ma quel ch’emerge è solo l’Io
ed anche il silenzio si fa brusio
che, sospinto dal vento del deserto
reca il suo messaggio sofferto:
“Hai ucciso te stesso
Credendoti in eccesso!”

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Solcando i sette mari

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Cuore Impavido
Come guerriero in battaglia
possente e ansimante
Orgoglioso ai nemici
mostra spada sanguinante
Come eroe a cavallo
di destriero scalpitante
Fanciulla salvata
da profezia di cuori e di fante
Come arguto cacciatore
in spalla arco e frecce
Le sue prede trafigge
a guardar in alto alle vette
Come gladiatore nell'arena
dietro uno scudo celato
Attende il leone
all'inferno consacrato
Come un re di un castello
che abbraccia terre e mondi
Tutto il popolo
gli dona Luna e tramonti
Come semplice uomo
spirito libero
e teneramente amante
Cuore impavido, tra stella e diamante!









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Dalla nebbia sbuchi veliero nero
Vele offuscate
Legno consunto

Gocce di mare riflesse
Nelle onde accattivanti
Scivoli silenzioso conquistando

Tesori negli abissi
Spade e vortici temerari
Tra le mani sporche d’avidità

Sonagli nella notte
Come catene imbrattano
Memorie libere nel vento sibilando

Squarci di Luna sfumano
Su visi dagli occhi scuri
Nel petto impavido battiti selvaggi

Graffia la mente
Quell’ lamento tortuoso
Di ossa scheggiate da polvere da sparo

Ma ancora orgogliosa
Navighi per mari tempestosi
Immune al tempo relitto evanescente

LIA



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Desiderio avverato
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Desiderio avverato
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Allunga lontano lo sguardo il palpito del cuore accelera nelle sfumature tra cielo e mare intravedi giĂ  quella scia di sogno e nel vento in attesa della musica giĂ  sventola la bandiera nera...LIA





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